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La coltivazione delle piante officinali in Italia ostaggio di una legge del 1931
 
 
Fra gli ultimi provvedimenti in programma del governo uscente c’è la proposta di Decreto Legislativo di riforma del settore della raccolta e coltivazione delle piante officinali, predisposto con atto 490 del 22 dicembre 2017. In questo breve atto, prendendo le mosse dal lavoro fatto dal Tavolo di Filiera delle Piante Officinali tra il 2011 e il 2013, e dal conseguente Piano di Settore adottato nell’aprile del 2014, il Consiglio dei Ministri, in forza di legge delega, ha in 8 articoli individuato alcuni nodi cruciali del settore e ha espresso norme di riforma molto incisive. Alcune assolutamente condivisibili, altre meno, almeno da parte del settore agricolo. Ad esempio si dà una definizione più moderna del concetto di pianta officinale. Inoltre è finalmente chiaro, se e quando il dispositivo entrerà in funzione, che la coltivazione delle piante officinali diverrà un’attività libera per tutti gli agricoltori (chi è che sa che non lo era?). E’ altresì definito, e questo è un punto cruciale della norma, che la minima valorizzazione aziendale delle piante officinali, indispensabile per l’accesso al mercato, è a tutti gli effetti un’attività agricola. Parliamo di essiccazione e distillazione di oli essenziali che sono i prodotti che provengono da un’attività intimamente connessa con la coltivazione. Intendiamo bene, tutto questo già avveniva prima, sotto gli occhi di tutti, ma sembra, non fosse chiaramente regolamentato. Molte regioni o anche enti pubblici di vigilanza, le camere di commercio, ispettorati, etc., talora ritenevano questa attività non di pertinenza dell’agricoltore. Storcendo il naso e chiedendo a chi, coltivando piante officinali, intraprendeva un percorso amministrativo per eventuali licenze o contributi, strane dichiarazioni o attestati, o autorizzazioni, che nessuno sapeva come e dove ottenere. Fin qui tutto bene per gli agricoltori. Molto meno quel che viene dopo, ad esempio l’idea di “liste” di piante coltivate,  o registri varietali, che ingesserebbero un settore che è dinamico perché proprio grazie alla biodiversità o meglio alla “chemo-diversità” delle piante e delle loro variazioni naturali. Ma diciamo che comprendiamo il tema.
Ma, in cauda venenum, il provvedimento del governo prevede all’art. 8 l’abrogazione della legge 6 gennaio 1931 n° 99, che fino a nuova norma, era ancora vigente come disciplina della raccolta e coltivazione delle piante officinali. Questa legge vede la sua “ratio” nel sistema rudimentale con cui 80 anni fa le piante officinali arrivavano al consumatore. In questo contesto i rimedi erano dispensati dal farmacista, che li preparava, su indicazioni del medico. Essendo allora molti rimedi derivati da piante era l’erborista a procurarle, senza avere però il permesso di venderle. L’erborista, istituito con quella legge, era colui che era responsabile dell’identità e della qualità di queste erbe, le preparava e le forniva al farmacista. Ogni singolo articolo di quella legge è, 87 anni dopo, emendato, derogato, interpretato o semplicemente inapplicato, perché quel contesto non esiste più. Ma il colpo d’accetta del governo ha sollevato un vespaio di polemiche, accuse e anatemi. La voce più grossa è quella di un sindacato di commercianti, la  Federazione Erboristi Italiani di Confcommercio, che ha lanciato una vera e propria crociata contro il decreto in questione. Ma una buona crociata non funziona senza un nemico personificato, e quindi è partito l’attacco agli agricoltori, in particolare alla rappresentanza della FIPPO Federazione Italiana Produttori Piante officinali, accusati di aver tirato le fila del decreto, di avere aderenze ai piani alti, ma soprattutto di voler gettare nell’insicurezza il consumatore italiano di piante officinali, oggi molto presenti sul mercato sotto tante forme. Ma vagando per blog, e siti del settore, leggendo le ragioni, al di là di slogan e proclami, si capisce che la difesa ideologica della legge del ’31 nasconde una, forse legittima, aspirazione degli erboristi, che oggi sono oltre 5.000 in Italia, grazie ai diplomi universitari varati a partire dal 1996 in molte università italiane. L’aspirazione è quella di vedersi riconoscere uno status di professione, che la legge del 1931 dà, con un profilo moderno di tipo sanitario. Soltanto che l’erborista, stante la normativa attuale in fatto di prodotti derivati dalle erbe, può solo preparare e vendere prodotti che, anche se diversamente detti, salutistici, erboristici, fitoterapici, etc., altro non sono che prodotti alimentari. Prodotti alimentari con una tradizione di consumo e di comunicazione molto sui generis, ma di fatto restano alimentari.
La battaglia fatta contro gli agricoltori, ricca di spunti totalmente pretestuosi, se non proprio falsi, diventa paradossale analizzando quella che è oggi la filiera delle piante officinali nella realtà delle cose del nostro paese. Chi coltiva piante officinali è di regola un’azienda agricola che poi conferisce ad un industria o un grossista che in genere contrattano il prodotto con determinate specifiche. A seconda degli utilizzi del prodotto (alimentare, integratore alimentare, cosmetico, farmaco, “chimica verde” e quant’altro) il segmento intermedio controlla, qualifica, elabora il prodotto per cederlo come materia prima ad altri soggetti. Questi utilizzeranno il prodotto secondo la qualità e le necessità specifiche, per fare i prodotti finiti sopraelencati: alimenti, aromi naturali, integratori alimentari, farmaci, dispositivi medici, prodotti per la casa, etc. Questi ultimi, che in gran parte non finiscono in erboristeria o in farmacia come molti credono, saranno poi commercializzati al consumatore finale. In questa fotografia realistica della filiera, contenuta anche nel piano di settore, operano agricoltori, agronomi, chimici, farmacisti, biologi, e anche erboristi, certo.  Ma gli erboristi sono per lo più, con circa 4.000 punti vendita, nella fase finale della filiera spesso di contatto con il consumatore, cui propongono prodotti secondo quella che è un indubbia esperienza e tradizione a loro appartenente. Chiamare a sé i prodi per rivendicare un ruolo di unico e insostituibile di controllore e garante di questa filiera, è semplicemente irreale perché la filiera esiste ed è già una delle più controllate in Italia, e non certo grazie alla legge del 1931! Sono norme europee ed internazionali (si pensi alle linee guida dell’OMS) grazie al cielo!
Gli erboristi vogliono il loro status di professionisti della salute. E’ giusto o non è giusto non sta a agli agricoltori dirlo. Forse ben altre forze sociali si oppongono a questo, dai paramedici in su, non certo gli agricoltori. Ma se la crociata, cui sono chiamate anche le grandi organizzazioni sindacali del commercio e dell’artigianato, otterrà lo scopo di boicottare questa riforma, così come ha fatto con tutti gli altri tentativi, a rimetterci sarà un comparto agricolo nuovo, dinamico altamente professionalizzato. Ci rimetterà una filiera che ad oggi per il 90% si approvvigiona di erbe officinali dai mercati internazionali, dove sono sicuro che non ci sono zelanti erboristi a raccogliere e controllare le erbe che trovate nei nostri negozi. Ci rimetteremo un po’ tutti, compresi gli erboristi stessi, che pur rivendicando giusti riconoscimenti, lo fanno solo difendendo una legge che di fatto tiene in ostaggio da 80 anni un intero e promettente comparto dell’agricoltura italiana.

Andrea Primavera
PRESIDENTE FIPPO

 

 

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da inviare a info@fippo.org

 

PROGRAMMA E DATE formato pdf

 

 

 

 

 



 


ROMA 7-8 / 21-22 ottobre e 11-12 / 25-26 novembre

"Corso introduttivo alla coltivazione e trasformazione delle piante officinali"

 

Il corso si propone di dare le conoscenze di base per la coltivazione e la prima trasformazione delle piante officinali, agli agricoltori che intendono occuparsi di questo tipo di produzione, ma anche di aggiornare sul piano tecnico e del mercato chi già si occupa di queste coltivazioni.

Il corso evidenzierà le possibili filiere produttive, in modo che l'azienda possa costruire un progetto consono alle proprie caratteristiche e alla propria realtà dimensionale, organizzativa, territoriale e produttiva.

Il corso mette anche in evidenza i punti critici da affrontare e/o ai quali l'azienda deve dare risposta, per portare a compimento il proprio progetto.

Il corso è consigliato ad un utenza professionale e con una minima preparazione di base sui temi agricoli. Non è destinato ad un pubblico di hobbisti o semplici appassionati.

STRUTTURA E ARGOMENTI:

Il corso è strutturato secondo 4 moduli di 16 ore da svolgersi in 4 week end nei mesi di ottobre e novembre 2017 secondo la distribuzione sabato ore 9-18; domenica ore 9-18.


I modulo: 7-8 ottobre (16 ore)

Generalità - Introduzione

  • Il mondo delle piante officinali, definizione, numeri, diffusione, geografia, impieghi.

  • La coltivazione delle piante officinali nel mondo.

  • Raccolta spontanea, agro-forestazione, coltivazione estensiva

  • Alcuni prodotti della foresta non legno: gemme, bacche, resine, frutti, foglie, cortecce. Alcune maggiori piante da raccolta spontanea.

  • Le piante officinali come piante agrarie, caratteristiche generali, requisiti ambientali ed agronomici, modalità di propagazione, tecnica di impianto,cure colturali e raccolta.

  • Fattori che influiscono sulla qualità.

  • Meccanizzazione e lotta alle infestanti

  • La qualità delle erbe

  • Qualità per l’efficacia, principi attivi, chemodiversità, sostanze funzionali, sostanze tossiche, tempo balsamico.

  • Qualità per la sicurezza, i contaminanti, origine e forme di contaminazione, prevenzione delle contaminazioni, rimedi alle contaminazioni

  • Schede colturali di alcune rilevanti piante agrarie

  • concordate con i partecipanti: identificazione,

  • Utilizzi e  valore di mercato, metodologia di impianto, cure  colturali, raccolta e rese, indirizzi produttivi.


   II modulo: 21-22 Ottobre (16 ore)

La Trasformazione aziendale delle piante officinali

    • La linea degli oli essenziali: le piante ad oli essenziali, cosa sono gli oli essenziali, valore ed impiego, metodologie estrattive, tipologie di impianti, funzionamento, logiche costruttive, aspetti qualitativi, prodotti finiti e status legale 

    • La linea delle erbe essiccate: l’essiccazione delle erbe, la lavorazione delle erbe essiccate, taglio e selezione, stoccaggio, controllo delle infestanti del magazzino. Impiantistica i locali di lavorazione e il lay out delle macchine/impianti. Focus su modelli innovativi di lavorazione. Esercitazioni a richiesta su alcune specie coltivate per l’ottenimento di droghe essiccate. merceologica.

    • Cenni all’estrazione (approfondimento nell’ultimo week-end)HACCP nell’azienda di produzione delle erbe, principi e modelli concreti

 

  •  
    • Tipologia delle imprese del settore e come accedono al mercato. 

    • Lo sviluppo dell’attività di impresa come start-up. 

    • Elementi del territorio ed elementi strategici. 

    • Rese, prezzi e costi

    • Lo sviluppo del business plan nell’azienda media.

    • Lo sviluppo del BP nell’azienda piccola.

    • Esercitazioni in aula

    • L’approccio al mercato impresa verso impresa e impresa verso consumatore finale.

    • Come presentarsi sul mercato delle industrie e dei grossisti, come contattare i potenziali clienti. 

    • Come presentarsi sul mercato del consumatore finale, elementi di marketing, strategie di collocamento del prodotto, come promuovere il prodotto sui canali di vendita.

    • Seminario sulla concimazione e fertirrigazione mediante impianti a basso consumo energetico

      IV modulo: 25-26 novembre (16 ore)

      Qualità, normativa e realizzazione prodotti

  • III modulo: 11-12 novembre (16 ore)

    Accesso al mercato 

    • Normative

    • La realizzazione dei prodotti a base di erbe

    • Criteri farmacognostici e organolettici.

    • Le tisane, gli estratti per impiego liquoristico, i prodotti formulati.

    • Prove pratiche di formulazione e panel test finale

    • Prova pratica di distillazione

  •  


    OBIETTIVI:

    Il corso è rivolto a operatori agricoli e professionali interessati ad aggiungere al proprio bagaglio esperienziale la produzione delle piante officinali, in un progetto di filiera completa.

    Non è necessario essere socio FIPPO per partecipare


    LUOGO di svolgimento: ROMA

    Polo didattico, Piazza Oderico da Pordenone, 3
    00145 - Roma
    Tel. [+39] 06 5134825
    Fax. [+39] 06 5140723.


    COSTI:

    Costo del corso a persona euro 650,00+iva 22%

    Costo del singolo modulo euro 200,00+iva 22%

    Sconto ai soci Fippo euro 20,00 a modulo


    I costi di vitto e alloggio durante la permanenza a Roma sono a carico dei partecipanti


    CONDIZIONI DI PARTECIPAZIONE

    Il corso verrà confermato solo se sarà raggiunto un numero di partecipanti utile alla copertura finanziaria dell’intero corso.

  • Unicredit Banca intestato a Fippo (Federazione Italiana di Produttori Piante Officinali) - PG indicando nella causale il nome del partecipante al corso ed i moduli che si intendono frequentare.

  • I partecipanti sono tenuti a versare un contributo di prenotazione pari a euro 100,00 da versare sul cc IBAN IT63E0200803048000102204817

  •  La rimanenza alla conferma del corso.

  •  Se il corso non sarà confermato i soldi versati verranno restituiti.

  •  Si chiede ai partecipanti di far pervenire la scheda di partecipazione debitamente compilata per consentire all’organizzazione di gestire i contatti e le informazioni del caso, allegando la ricevuta del versamento effettuato. Tale scheda dovrà essere inviata per mezzo mail a info@fippo.org.



        DOCENTI 

          I docenti sono tecnici ed esperti del settore che fanno parte della compagine FIPPO e che nel tempo hanno consolidato un rapporto di collaborazione su vari temi relativi alla produzione di piante             officinali.

  • Andrea Primavera, agronomo esperto di produzione di piante officinali

  • Marco Valussi, erborista, esperto di distillazione e oli essenziali

  • Valeria Lugani agronoma esperto di produzione di piante officinali

  • Matteo Cacciaglia, agronomo esperto di progettazione impianti di irrigazione e fertirrigazione

  • Laura Ederle, erborista, esperta di formulazione, redattrice del sito InHerba


Per conoscere la modalità di iscrizione - costi e ulteriori informazioni scarica:

Programma completo da        QUI

Modulo di partecipazione (pdf) da      QUI

Modulo di partecipazione (word) da   QUI

 

 

 

 


 

 

 

 

 

La FIPPO è un'associazione di produttori di piante officinali fondata nel 1995 che ha come scopo principale quello del networking: la condivisione di informazioni ed esperienze per migliorare la programmazione e lo sviluppo della produzione delle piante officinali.

La FIPPO non è un ente pubblico, ma un'associazione di imprese private che si sostiene con le quote associative e con i proventi di servizi effettuati verso i soci. Il lavoro all'interno dell'organizzazione è svolto gratuitamente da soci attivi che, con il supporto di tutta la compagine associativa, raccoglie e distribuisce informazioni e organizza e anima l'associazione, crea eventi, agisce nei confronti della pubblica amministrazione per facilitare lo sviluppo delle imprese e la crescita armoniosa del settore.

La FIPPO non svolge attività di intermediazione commerciale ma promuove le connessioni fra produttori ed acquirenti, analizza il mercato e pubblica dati e statistiche del settore con lo scopo di migliorarne la trasparenza e l'efficienza

 

 

La FIPPO aderisce a E.H.G.A. - EUROPAM (European Herb Growers Association) con la quale ha partecipato alla stesura dei Codici di Buona Pratica di Coltivazione e Raccolta. A cadenza biennale organizza il Forum a cui possono partecipare tutti i soci coltivatori, nonchè i rappresentanti di aziende che commerciano e trasformano le piante officinali, sia per aggiornamenti tecnici e normativi sia per promuovere gli scambi commerciali tra le parti.

 

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