FEDERAZIONE ITALIANA PRODUTTORI DI PIANTE OFFICINALI
 
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FORUM BIENNALE FEDERAZIONE PRODUTTORI PIANTE OFFICINALI
 
Piano di settore, Osservatorio economico e dati statistici della filiera delle piante officinali
 
contratti scritti, tempi di pagamento certi e fissati per legge dal 24 ottobre di quest'anno
 
 
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IX FORUM FIPPO

Assisi - 3-4-5-6 Maggio 2018

EVENTO PATROCINATO DAL COMUNE D'ASSISI

 

Il Forum biennale della FIPPO è un’iniziativa che combina momenti di aggiornamento dei coltivatori di piante officinali a momenti di conoscenza e incontro fra tutti gli operatori che lavorano nella filiera delle piante officinali. Iniziato quasi venti anni fa, è l’unico evento espressamente concepito per il settore delle piante officinali in Italia, che ogni due anni può ritrovarsi per fare il punto della situazione, sia dal punto di vista scientifico e tecnologico, sia dal punto di vista commerciale e di mercato. Il Forum è diviso in due momenti. Una parte di conferenze presentate da accademici, tecnici ed esperti, riguardanti lo stato dell’arte della scienza e della tecnica del settore. Un’altra parte dedicata alle aziende di produzione, aziende acquirenti, aziende di servizi e tecnologia, che avranno occasione di presentare la propria attività. Oltre al meeting, sono a disposizione spazi espositivi dove poter presentare i propri prodotti. Il Forum Fippo è aperto a tutti coloro che hanno voglia di ampliare le proprie competenze e gettare uno sguardo in prima persona nel settore della produzione di piante officinali.

 

 

GIOVEDI’ 3

10,00 • 13,00 Arrivo partecipanti e registrazione

13,00 • 14,30 Pranzo di benvenuto

pomeriggio Modera e presiede la sessione Marco Angarano, Giornalista Natural 1

14,30 Apertura dei lavori, Andrea Primavera, Presidente F.I.P.P.O.

15,00 • 15,30 “Strategie agronomiche di difesa dalla flora infestante in colture medicinali biologiche”  Stefano Benvenuti, Università di Pisa

15,30 • 16,00 “La fiscalità nell’azienda agricola produttrice di piante officinali” Andrea Primavera, F.I.P.P.O.

16,00 • 16,15 Coffee break

16,15 • 16,45 “La coltivazione della canapa: normativa vigente e sviluppi futuri” Alfredo Battistini, agronomo esperto di normativa

16,45 • 17,15 “Nuove prospettive per lo studio dell’efficacia in aromaterapia” Lorenzo Domini, medico e produttore di oli essenziali, Az. Agr. Casalvento

17,45 • 18,30 Spazio per quesiti e discussione

 

VENERDI’ 4

Modera e presiede la sessione Marco Angarano, Giornalista Natural 1

9,15 Apertura dei lavori

9,30   • 10,00 “Il settore delle piante officinali: quale riforma” Alberto Manzo, Mipaaf

10,00 • 10,30 “Metalli pesanti e piante officinali: tratti funzionali e strategie applicative” Carmine Guarino, Università del Sannio

10,30 • 11,00 “La Stevia rebaudiana Bert. una coltura interessante per una filiera italiana dei dolcificanti”      Luciana Angelini - Università di Pisa

11,00 • 11,30 Coffee Break

11,30 • 12,00 “Risultati di prove di coltivazione di specie officinali alpine” Nicola Aiello - CREA Centro Ricerche Foresta e Legno, Villazzano (TN)

12,30 • 13,00 “Le aspettative del mercato degli oli essenziali biologici di qualità” Gianfranco Todisco, Florisco

13,00 • 13,30 Spazio per quesiti e discussione

13,30 • 14,30 Pranzo

14,30 • 17,30 FORUM: le aziende del settore si presentano (spazio per ciascuna azienda 15 minuti). Possono presentarsi aziende di produzione, aziende di utilizzo, consulenti, produttori di attrezzature ed impianti, istituzioni pubbliche e private che hanno a che vedere con il settore. Chi ha prodotto da vendere o da acquistare può sottoporre la propria offerta/domanda che  verrà resa nota alla fine del meeting in maniera confidenziale
17,30 • 18,30 Assemblea della FIPPO

20:00 Cena di gala

 

SABATO 5 VISITE IN AZIENDA:

-Lavandeto di Assisi, visita alla collezione di lavande e all’area di moltiplicazione

-Az.Agr. Sanapianta - Perugia, visita alle coltivazioni di passiflora, malva e timo -Bonifiche Ferraresi - Az. di Cortona (da confermare), visita alle coltivazioni di piante officinali

 

DOMENICA 6 ESCURSIONE

Alla scoperta della flora officinale del Monte Subasio con Marco Sarandrea, erborista della Sarandrea & C.

07,00 Punto di ritrovo all’Eremo delle Carceri          

Escursione lungo il sentiero che dall’eremo porta alla cima, attraverso i vari ambienti, dal bosco misto alla prateria sommitale.

13,00 Pranzo al sacco

16,00 Rientro previsto

 

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INFO E PRENOTAZIONI: Tel. Segr. F.I.P.P.O.: +39 345 92 95 655 / Mail: info@fippo.org

 



 

 

La Federazione Italiana Produttori Piante Officinali sarà presente con alcuni suoi soci presso la fiera BIOFACH 2018 dal 14 al 18 febbraio al padiglione 1 - stand 1-630

VENITECI A TROVARE


 


 

La coltivazione delle piante officinali in Italia ostaggio di una legge del 1931
 
 
Fra gli ultimi provvedimenti in programma del governo uscente c’è la proposta di Decreto Legislativo di riforma del settore della raccolta e coltivazione delle piante officinali, predisposto con atto 490 del 22 dicembre 2017. In questo breve atto, prendendo le mosse dal lavoro fatto dal Tavolo di Filiera delle Piante Officinali tra il 2011 e il 2013, e dal conseguente Piano di Settore adottato nell’aprile del 2014, il Consiglio dei Ministri, in forza di legge delega, ha in 8 articoli individuato alcuni nodi cruciali del settore e ha espresso norme di riforma molto incisive. Alcune assolutamente condivisibili, altre meno, almeno da parte del settore agricolo. Ad esempio si dà una definizione più moderna del concetto di pianta officinale. Inoltre è finalmente chiaro, se e quando il dispositivo entrerà in funzione, che la coltivazione delle piante officinali diverrà un’attività libera per tutti gli agricoltori (chi è che sa che non lo era?). E’ altresì definito, e questo è un punto cruciale della norma, che la minima valorizzazione aziendale delle piante officinali, indispensabile per l’accesso al mercato, è a tutti gli effetti un’attività agricola. Parliamo di essiccazione e distillazione di oli essenziali che sono i prodotti che provengono da un’attività intimamente connessa con la coltivazione. Intendiamo bene, tutto questo già avveniva prima, sotto gli occhi di tutti, ma sembra, non fosse chiaramente regolamentato. Molte regioni o anche enti pubblici di vigilanza, le camere di commercio, ispettorati, etc., talora ritenevano questa attività non di pertinenza dell’agricoltore. Storcendo il naso e chiedendo a chi, coltivando piante officinali, intraprendeva un percorso amministrativo per eventuali licenze o contributi, strane dichiarazioni o attestati, o autorizzazioni, che nessuno sapeva come e dove ottenere. Fin qui tutto bene per gli agricoltori. Molto meno quel che viene dopo, ad esempio l’idea di “liste” di piante coltivate,  o registri varietali, che ingesserebbero un settore che è dinamico perché proprio grazie alla biodiversità o meglio alla “chemo-diversità” delle piante e delle loro variazioni naturali. Ma diciamo che comprendiamo il tema.
Ma, in cauda venenum, il provvedimento del governo prevede all’art. 8 l’abrogazione della legge 6 gennaio 1931 n° 99, che fino a nuova norma, era ancora vigente come disciplina della raccolta e coltivazione delle piante officinali. Questa legge vede la sua “ratio” nel sistema rudimentale con cui 80 anni fa le piante officinali arrivavano al consumatore. In questo contesto i rimedi erano dispensati dal farmacista, che li preparava, su indicazioni del medico. Essendo allora molti rimedi derivati da piante era l’erborista a procurarle, senza avere però il permesso di venderle. L’erborista, istituito con quella legge, era colui che era responsabile dell’identità e della qualità di queste erbe, le preparava e le forniva al farmacista. Ogni singolo articolo di quella legge è, 87 anni dopo, emendato, derogato, interpretato o semplicemente inapplicato, perché quel contesto non esiste più. Ma il colpo d’accetta del governo ha sollevato un vespaio di polemiche, accuse e anatemi. La voce più grossa è quella di un sindacato di commercianti, la  Federazione Erboristi Italiani di Confcommercio, che ha lanciato una vera e propria crociata contro il decreto in questione. Ma una buona crociata non funziona senza un nemico personificato, e quindi è partito l’attacco agli agricoltori, in particolare alla rappresentanza della FIPPO Federazione Italiana Produttori Piante officinali, accusati di aver tirato le fila del decreto, di avere aderenze ai piani alti, ma soprattutto di voler gettare nell’insicurezza il consumatore italiano di piante officinali, oggi molto presenti sul mercato sotto tante forme. Ma vagando per blog, e siti del settore, leggendo le ragioni, al di là di slogan e proclami, si capisce che la difesa ideologica della legge del ’31 nasconde una, forse legittima, aspirazione degli erboristi, che oggi sono oltre 5.000 in Italia, grazie ai diplomi universitari varati a partire dal 1996 in molte università italiane. L’aspirazione è quella di vedersi riconoscere uno status di professione, che la legge del 1931 dà, con un profilo moderno di tipo sanitario. Soltanto che l’erborista, stante la normativa attuale in fatto di prodotti derivati dalle erbe, può solo preparare e vendere prodotti che, anche se diversamente detti, salutistici, erboristici, fitoterapici, etc., altro non sono che prodotti alimentari. Prodotti alimentari con una tradizione di consumo e di comunicazione molto sui generis, ma di fatto restano alimentari.
La battaglia fatta contro gli agricoltori, ricca di spunti totalmente pretestuosi, se non proprio falsi, diventa paradossale analizzando quella che è oggi la filiera delle piante officinali nella realtà delle cose del nostro paese. Chi coltiva piante officinali è di regola un’azienda agricola che poi conferisce ad un industria o un grossista che in genere contrattano il prodotto con determinate specifiche. A seconda degli utilizzi del prodotto (alimentare, integratore alimentare, cosmetico, farmaco, “chimica verde” e quant’altro) il segmento intermedio controlla, qualifica, elabora il prodotto per cederlo come materia prima ad altri soggetti. Questi utilizzeranno il prodotto secondo la qualità e le necessità specifiche, per fare i prodotti finiti sopraelencati: alimenti, aromi naturali, integratori alimentari, farmaci, dispositivi medici, prodotti per la casa, etc. Questi ultimi, che in gran parte non finiscono in erboristeria o in farmacia come molti credono, saranno poi commercializzati al consumatore finale. In questa fotografia realistica della filiera, contenuta anche nel piano di settore, operano agricoltori, agronomi, chimici, farmacisti, biologi, e anche erboristi, certo.  Ma gli erboristi sono per lo più, con circa 4.000 punti vendita, nella fase finale della filiera spesso di contatto con il consumatore, cui propongono prodotti secondo quella che è un indubbia esperienza e tradizione a loro appartenente. Chiamare a sé i prodi per rivendicare un ruolo di unico e insostituibile di controllore e garante di questa filiera, è semplicemente irreale perché la filiera esiste ed è già una delle più controllate in Italia, e non certo grazie alla legge del 1931! Sono norme europee ed internazionali (si pensi alle linee guida dell’OMS) grazie al cielo!
Gli erboristi vogliono il loro status di professionisti della salute. E’ giusto o non è giusto non sta a agli agricoltori dirlo. Forse ben altre forze sociali si oppongono a questo, dai paramedici in su, non certo gli agricoltori. Ma se la crociata, cui sono chiamate anche le grandi organizzazioni sindacali del commercio e dell’artigianato, otterrà lo scopo di boicottare questa riforma, così come ha fatto con tutti gli altri tentativi, a rimetterci sarà un comparto agricolo nuovo, dinamico altamente professionalizzato. Ci rimetterà una filiera che ad oggi per il 90% si approvvigiona di erbe officinali dai mercati internazionali, dove sono sicuro che non ci sono zelanti erboristi a raccogliere e controllare le erbe che trovate nei nostri negozi. Ci rimetteremo un po’ tutti, compresi gli erboristi stessi, che pur rivendicando giusti riconoscimenti, lo fanno solo difendendo una legge che di fatto tiene in ostaggio da 80 anni un intero e promettente comparto dell’agricoltura italiana.

Andrea Primavera
PRESIDENTE FIPPO

 

 

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da inviare a info@fippo.org

 

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La FIPPO è un'associazione di produttori di piante officinali fondata nel 1995 che ha come scopo principale quello del networking: la condivisione di informazioni ed esperienze per migliorare la programmazione e lo sviluppo della produzione delle piante officinali.

La FIPPO non è un ente pubblico, ma un'associazione di imprese private che si sostiene con le quote associative e con i proventi di servizi effettuati verso i soci. Il lavoro all'interno dell'organizzazione è svolto gratuitamente da soci attivi che, con il supporto di tutta la compagine associativa, raccoglie e distribuisce informazioni e organizza e anima l'associazione, crea eventi, agisce nei confronti della pubblica amministrazione per facilitare lo sviluppo delle imprese e la crescita armoniosa del settore.

La FIPPO non svolge attività di intermediazione commerciale ma promuove le connessioni fra produttori ed acquirenti, analizza il mercato e pubblica dati e statistiche del settore con lo scopo di migliorarne la trasparenza e l'efficienza

 

 

La FIPPO aderisce a E.H.G.A. - EUROPAM (European Herb Growers Association) con la quale ha partecipato alla stesura dei Codici di Buona Pratica di Coltivazione e Raccolta. A cadenza biennale organizza il Forum a cui possono partecipare tutti i soci coltivatori, nonchè i rappresentanti di aziende che commerciano e trasformano le piante officinali, sia per aggiornamenti tecnici e normativi sia per promuovere gli scambi commerciali tra le parti.

 

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