Domande frequenti

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Domande frequenti

Il settore delle piante officinali da sempre ha richiamato l'interesse di molte persone, agricoltori, professionisti del naturale, tecnici e investitori. E' necessario puntualizzare che le piante officinali sono delle piante (appunto) e da queste è possibile ottenere una ampia gamma di prodotti per una ampia gamma di mercati. E' necessario quindi chiarirsi le idee su questi punti (quali prodotti per quali mercati) prima di affrontare una iniziativa nel settore. Prima di piantare dobbiamo sapere che prodotti vogliamo fare (es: erbe essiccate, oli essenziali, estratti, etc.) e su quale mercato vorremmo collocarli (ingredienti industriali, prodotti finiti, ingredienti di qualità, etc.). A seconda di questa scelta dovremmo poi sapere che cosa siamo disposti ad investire per poter raggiungere certi obiettivi, perché oltre alla coltivazione è necessario sempre investire in conoscenza e mezzi di produzione.

Di seguito una rassegna di domande molto frequenti a cui forniamo una risposta "pronta" anche se la variabilità di situazioni non consente di rispondere a tutte le possibili domande.

IL SUPPORTO PERSONALIZZATO riferito come ad una CONSULENZA SPECIALIZZATA, NON E’ PARTE DELLE ATTIVITA’ CHE LA FEDERAZIONE PUO’ SVOLGERE GRATUITAMENTE. In questo caso specifico si demanda a FIPPO PRODUCE srl, una società a responsabilità limitata di proprietà al 100% della FIPPO (LINK CHE RIPORTA A FIPPO PRODUCE)

La FIPPO è un’associazione di imprese private che condividono informazioni, conoscenze e contatti in un contesto “alla pari”, non è un ente pubblico di sviluppo agricolo. Ai soci è richiesta una piccola quota annuale e non avendo finanziamenti pubblici, non disponiamo di personale per fornire assistenza tecnica personalizzata.

Tuttavia per l’associato/a, è prevista assistenza telefonica per piccoli problemi, consigli, indirizzamenti; scontistiche per la partecipazione di corsi, webinar, convegni, etc. Inoltre verranno forniti chiarimenti e/o approfondimenti sulle tematiche trattate durante gli eventi. Verranno divulgati aggiornamenti normativi, fiscali e tecnici tramite newsletter e bollettino FIPPO. Per maggiori informazioni si riporta alla voce “Perché associarsi” e “Attività”.

Secondo quanto indicato dall’Art. 1. Del D.lgs n. 75 del 21/05/2018 del TESTO UNICO IN MATERIA DI COLTIVAZIONE, RACCOLTA E PRIMA TRASFORMAZIONE DELLE PIANTE OFFICINALI, per piante officinali si intendono: le piante cosiddette medicinali, aromatiche e da profumo, nonché le alghe, i funghi macroscopici e i licheni destinati ai medesimi usi. Le piante officinali comprendono altresì alcune specie vegetali che in considerazione delle loro proprietà e delle loro caratteristiche funzionali possono essere impiegate, anche in seguito a trasformazione, nelle categorie di prodotti per le quali ciò è consentito dalla normativa di settore, previa verifica del rispetto dei requisiti di conformità richiesti. 

NO. NON OCCORRONO PERMESSI PER LA COLTIVAZIONE, SALVO CASI PARTICOLARI. 

Secondo quanto riportato dal D.lgs n. 75 del 21/05/2018 , la coltivazione è pertanto libera e non richiede titoli di studio per quelle piante di cui non ci siano espressi divieti (es.: piante da droghe psicotrope). Permessi o qualifiche saranno necessarie successivamente alla fase di seconda trasformazione, dove subentrano le normative di riferimento a seconda dell’utilizzo finale del prodotto.

NO, FINO ALLA PRIMA TRASFORMAZIONE COME INDICATO DAL TESTO UNICO. OLTRE LA PRIMA TRASFORMAZIONE SI DEMANDA ALLE SPECIFICHE NORMATIVE DI RIFERMENTO.

Oltre alle attività di coltivazione e raccolta, il D.lgs n. 75 del 21/05/2018 racchiude anche la prima trasformazione intesa come attività indispensabile alle esigenze produttive, volta a stabilizzare e conservare il prodotto destinato alle fasi successive della filiera. Tra le attività di prima trasformazione sono incluse da decreto: attività di lavaggio, defoliazione, cernita, assortimento, mondatura, essiccazione, taglio e selezione, polverizzazione delle erbe secche e ottenimento di olii essenziali da piante fresche direttamente in azienda agricola. Oltre le attività di prima trasformazione, si demanda alle specifiche normative di riferimento correlate all’utilizzo del prodotto (es. alimentare, cosmetico, etc).

SI CONSIGLIA DI  INIZIARE CON UNA SPERIMENTAZIONE SU PICCOLE SUPERFICI.

Non vi è un approccio unico. La passione, il caso o il destino hanno spinto le persone a dedicarsi a questa attività e ognuno ha trovato una sua via, a volte in modo anche tortuoso. Per quel che riguarda il percorso corretto secondo la FIPPO, per avvicinarsi al settore, è necessario condurre prove di coltivazione su una scala ridotta (in media di 5000 mq) includendo una decina di specie, come ad es.: timo, salvia, origano, lavanda vera, lavanda ibrida, menta, melissa etc. Le piantine vanno ordinate ai vivai, da novembre a gennaio, per i trapianti primaverili e a fine giugno per i trapianti autunnali. Nel corso di un anno di prova potrete comprendere i problemi di queste colture, capire se è una cosa fattibile e conveniente. Emergerà a breve che per produrre officinali occorrono attrezzature per trasformare il prodotto, in quanto le erbe non hanno mercato tal quali come appena raccolte dal campo. Con la sperimentazione della parcella,  potrete anche stoccare un po’ di produzione e cominciare a confrontarvi con il mercato. Infine, qualora ci fosse l’opportunità di usufruire di fondi per lo sviluppo rurale, potrete finanziare la realizzazione delle necessarie infrastrutture aziendali. 

CON LA SPERIMENTAZIONE E CON L’OSSERVAZIONE DELLE CARATTERISTICHE DEL SITO DI IMPIANTO.

Ci sono oltre 130 specie di piante officinali coltivate in Italia. Altre specie potrebbero essere introdotte in determinate situazioni di terreno e clima.  Di regola ci sono piante più adatte a terreni asciutti e piante più terreni fertili e irrigui. Ci sono piante annuali, perenni erbacee e persino arbustive. Così in effetti è sempre possibile trovare delle specie idonee, per qualsiasi tipologia di terreno. E’ fondamentale però che queste specie siano poi interessanti per il mercato. La prima cosa da fare è avere delle analisi del terreno con le quali confrontarsi con un tecnico esperto. 

LE PIANTE OFFICINALI NON SI PRESTANO A SCELTE DI TIPO SPECULATIVO O DI RIPIEGO RISPETTO AD UN’AGRICOLTURA TRADIZIONALE NON REMUNERATIVA. 

Non è pensabile introdurre in azienda un’officinale, se il grano non rende abbastanza. Le piante officinali rappresentano sempre una scelta strategica e a lungo termine per l’azienda. Introdurre le officinali però vuol dire attrezzarsi per la coltivazione, raccolta e post-raccolta, e, infine, per lo stoccaggio. Questo richiede tempo, denaro e dedizione e non è possibile compiere il passaggio in modo repentino e/o a costo zero. Coltivare le officinali è una scelta complessa che sfugge da una dinamica aziendale basata su sensazioni o previsioni di breve periodo. 

MOLTISSIME PIANTE HANNO MERCATO, SEBBENE IL MERCATO E’ MUTEVOLE NEL CORSO DEL TEMPO.

Non si può parlare di piante officinali che hanno un mercato e altre che non ne hanno. In Europa si commerciano 450 specie diverse con 4-6 articoli ciascuna (erba essiccata, tagli tisana, polveri, oli essenziali, estratti) e quindi ci sono molte possibilità e particolarità. Il mercato è molto variabile da un anno all’altro ed è necessario conoscerlo a fondo per azzardare previsioni. Quello che ha mercato adesso può non averlo domani. Di solito il consiglio è di investire nella filiera produttiva specifica: ad esempio scegliere specie destinate all’essiccazione per infusi o usi industriali, oppure scegliere specie destinate agli oli essenziali, oppure agli estratti da pianta fresca, etc. La filiera è intesa come un complesso di attrezzature e conoscenze che consentono di trattare le piante come una complessità di specie e prodotti da destinare in base alle richieste del mercato. 

PER PIANTE OFFICINALI DESTINATE AL MERCATO DELLA VENDITA ALL’INGROSSO, E’ CONSIGLIABILE UNA SUPERFICIE A REGIME SUPERIORE AI 10 HA DI OFFICINALI (OLTRE ALLE SUPERFICIE IN ROTAZIONE). PER LE PIANTE OFFICINALI DESTINATE AL MERCATO DEL CONSUMATORE FINALE COME PRODOTTO FINITO, SONO SUFFICIENTI IN MEDIA 1-2 HA.

E’ sbagliato parlare di dimensione minima in una fase iniziale, a meno non si abbia in mente un piano molto definito sin dall’inizio. Occorre partire dal territorio, dalla propria struttura aziendale, dalle risorse (capitali, conoscenze, lavoro) e quindi fissare un obiettivo di reddito. In generale se intendiamo realizzare un prodotto finito destinato al consumatore finale, sono sufficienti piccole superfici, ma è fondamentale investire del tempo nella fase commerciale (sviluppo dei prodotti, packaging, punti vendita). Se invece volessimo produrre materie prime industriale da vendere al mercato dell’ingrosso, l’estensione delle superfici  sarà sicuramente un fattore importante ed ancor di più lo è l’infrastruttura ovvero il centro aziendale dove avviene la trasformazione delle erbe e lo stoccaggio.

E’ NECESSARIO AVERE PRODOTTO, ANCHE IN QUANTITA’ MINIMA, ED ESPERIENZA.

Prodotto, esperienza ed intraprendenza. In generale si può dire che sul mercato italiano, e anche sull’internazionale, c’è una carenza crescente di materie prime a causa della riduzione di raccolta spontanea che storicamente costituisce quasi il 75% delle forniture. Il contatto avviene sempre tramite un folder di presentazione dell’azienda, un campione di prodotto (conforme alle specifiche del mercato). Una volta stabilito il contatto e vendute le prime partite, si è all’interno, e per espandere la produzione è opportuno seguire le richieste dei propri clienti.

LE GRANDI AZIENDE NON SONO IN CERCA DI TERRE, MA DI PERSONE CON ESPERIENZA E CAPACITA’

Per quanto possa sembrare strano la terra è un fattore necessario, ma non sufficiente per produrre piante officinali. Conta molto di più la volontà ad investire in un settore complesso, avendo delle prospettive di lungo termine. Le aziende di trasformazione di solito non accettano un approccio di questo tipo perché appunto la disponibilità di terra non è qualificante per un produttore di officinali, conta molto di più l’esperienza, il bagaglio di conoscenze, le dotazioni infrastrutturali aziendali.

Al di là del terreno e di una dotazione moto-meccanica standard (un trattore, attrezzatura generica per la lavorazione dei terreni, botte per irrorazioni, etc.) è necessario avere :

  1. Macchinari per il trapianto o la semina di precisione;
  2. Macchinari per la gestione delle infestanti (sarchiatrici, zappatrici, etc.);
  3. Macchina per la raccolta (necessaria per superfici superiori ad 1 Ha);
  4. Essiccatoio e/o estrattori;
  5. Linea per la lavorazione dell’essiccato;
  6. Magazzini di stoccaggio (con contenitori, bilance, pallets, etc.)

Alcune colture necessitano di macchinari specializzati, come per la raccolta e selezione dei capolini di camomilla e la raccolta ed il lavaggio delle radici.

 

SI CONSIGLIA DI SEGUIRE CORSI DI FORMAZIONE, SEMINARI E CONVEGNI. MOLTO IMPORTANTE E’ LO STUDIO SU TESTI DEDICATI.

C’è una letteratura discreta, ma nulla aiuta di più dell’esperienza e il contatto con i coltivatori. La FIPPO organizza dei corsi e seminari sia online che in presenza per diffondere le conoscenze pratiche sul settore.

Se interessati a maggiori informazioni sui nostri corsi attualmente in programmazione, cliccare QUI

COME PER LA CONSULENZA, L’ATTIVITA’ DI COMMERCIALIZZAZIONE E’ DEMANDATA A FIPPO PRODUCE SRL.

La FIPPO non è società di produttori, ovvero un’impresa collettiva che pianifica, ritira e commercia le erbe, ma è un’associazione senza scopo di lucro con fini culturali, sindacali e divulgativi. La FIPPO PRODUCE SRL può effettuare attività di commercializzazione esclusivamente per materia prima industriale destinata alla vendita all’ingrosso.

Per saperne di più cliccare QUI

SI’ MA SERVONO TEMPO E INVESTIMENTI.

Si dice che le piante officinali siano adatte ai terreni marginali e che spesso in questi terreni sia possibile trovare abbondanza di officinali spontanee. I terreni incolti in realtà sono spesso una trappola per l’esordiente, a causa dell’elevato tasso di infestanti verso le quali le officinali sono poco competitive e per cui si registrano i più alti tassi di insuccesso. Un terreno incolto va rimesso in coltura con annuali competitive, come i cereali o leguminose, e ripulito per uno o due cicli colturali. Solo successivamente sarà possibile valutare una coltivazione di officinali. Appezzamenti troppo piccoli, zone non meccanizzabili e simili potrebbero essere destinati a colture officinali avvicendate all’agroforestazione, ovvero piante perenni (arboree e arbustive) con usi officinali.

NO, IN QUANTO SONO BIOLOGICHE SOLO SE CERTIFICATE DA UN ORGANISMO ACCREDITATO

La raccolta spontanea è regolata dal D.lgs n. 75 del 21/05/2018 ed in particolare dal DM 29551 del 24 gennaio 2022 “Elenco delle specie di piante officinali coltivate nonche’ criteri di raccolta e prima trasformazione delle specie di piante officinali spontanee”. La raccolta spontanea è inoltre regolata da leggi nazionali ed europee volte alla tutela dell’ambiente e della flora spontanea.

SI’, MA OCCORRE CONSIDERARE LE CARATTERISTICHE LIMITANTI COME LA RIDOTTA RADIAZIONE SOLARE

A ragione di ciò è necessario contattare degli specialisti per approfondire e sviluppare un business plan ad hoc con le specie officinali più consone al caso. I principali fattori variabili da valutare sono: la superficie utile coltivabile sotto serra, l’eventuale inclinazione dei pannelli che attribuisce una % di ombreggiamento, il livello di meccanizzazione, e se la coltivazione avviene direttamente in suolo oppure in fuori suolo.

COME IN TUTTE LE COLTIVAZIONI A CONTRATTO E’ BENE FARE I CONTI.

E’ necessario valutare diversi aspetti tra cui, i costi di investimento, i costi annuali, il prezzo di vendita del prodotto e le modalità di produzione della tipologia di prodotto richiesta. Le piantine di lavanda costano in media 0,06 – 0,08 €/pezzo se da seme; 0,20 – 0,35 €/pezzo se da talea o come cloni selezionati. Ci sono poi i costi del trapianto in campo, della difesa dalle malerbe. Chi vi propone il business deve darvi una scheda colturale dettagliata con le rese di prodotto, le ore di lavoro e le attrezzature necessarie. Oppure, il proponente deve disporre di attrezzature per la raccolta, che è molto faticosa e costosa da effettuare a mano, ma anche di impianti per l’estrazione dell’olio essenziale o l’essiccazione e quindi la sgranatura del fiore. L’olio essenziale, a seconda che sia di lavanda vera o ibrida, ha un prezzo sul mercato all’ingrosso di 150-180 €/kg per la lavanda vera; e di 20-70 €/kg per la ibrida. Il fiore di lavanda ibrida si presta a pochi impieghi a causa dell’odore eccessivamente canforato, mentre la lavanda vera si vende per tisaneria e pout pourri a prezzi intorno ai 6 – 8 euro al kg. Le produzioni oscillano a seconda della specie (ibrida o vera) e della densità di impianto. Sulla base di questi elementi potrete costruirvi un business plan elementare e decidere. A nostro parere solo per la coltivazione della lavanda vera meccanizzata (almeno la raccolta), si può avere qualche margine. Per l’ibrido non c’è convenienza al momento e quindi se ve lo propongono ci deve essere una adeguata remunerazione (oltre il prezzo di mercato) e un impegno all’acquisto per più anni.

E’ IMPORTANTE COME PRIMA COSA AVERE DELLE IDEE PIU’ PRECISE.

Domanda fra le più frequenti, ma troppo generica per dare una risposta dettagliata. Per avviare un’attività non bastano i mezzi e la volontà (che sono comunque indispensabili), ma sono molto importanti anche le idee. Occorre pertanto partire da un’idea, suggerita dall’esperienza o dall’intuizione. Senza idee il progetto non si realizza e le piante officinali di per sé non sono un’idea, ma un complesso di possibilità dal quale trarre delle idee. Cercate pertanto di analizzare sul mercato quali sono gli utilizzi delle erbe, in quali prodotti, in quali punti vendita, come i prodotti sono presentati, etc. Cercate di comprendere quali sono i punti di forza delle piante officinali e quali i punti di debolezza. Elaborate le possibilità concrete che avete in base alle vostre risorse. Alla fine dovete capire in quale direzione volete andare e come volete essere innovativi e/o competitivi su quel settore che avete scelto. A questo punto, per sapere come fare, documentatevi come potete o meglio rivolgetevi ad esperti e consulenti, che non devono consigliarvi cosa fare, ma in che modo raggiungere i vostro obiettivo.

NO.
Possono associarsi alla FIPPO solo aziende già avviate nella coltivazione di piante officinali, titolari di partita IVA. In fase di iscrizione verranno richiesti i dati relativi alle specie attualmente coltivate ed alle loro estensioni. La domanda verrà inviata al Consiglio Direttivo che prenderà in carico la vostra richiesta.

In piccola percentuale, possono associarsi anche i non coltivatori, purché professionisti nel settore delle officinali che possano apportare un contributo alla rete dei soci (es. consulenti, ricercatori ed aziende di produzione di mezzi tecnici di officinali).