FEDERAZIONE ITALIANA PRODUTTORI DI PIANTE OFFICINALI
 
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DOMANDE FREQUENTI

Il settore delle piante officinali da sempre ha richiamato l'interesse di molte persone, agricoltori, professionisti del naturale, tecnici e investitori. E' necessario puntualizzare che le piante officinali sono delle piante (appunto) e da queste è possibile ottenere una ampia gamma di prodotti per una ampia gamma di mercati. E' necessario quindi chiarirsi le idee su questi punti (quali prodotti per quali mercati) prima di affrontare una iniziativa nel settore. Prima di piantare dobbiamo sapere che prodotti vogliamo fare (es: erbe essiccate, oli essenziali, estratti, etc.) e su quale mercato vorremmo collocarli (ingredienti industriali, prodotti finiti, ingredienti di qualità, etc.). A seconda di questa scelta dovremmo poi sapere che cosa siamo disposti ad investire per poter raggiungere certi obiettivi, perchè oltre alla coltivazione è necessario sempre investire in conoscenza e mezzi di produzione.


Di seguito una rassegna di domande molto frequenti a cui forniamo una risposta "pronta" anche se la variabilità di situazioni non consente di rispondere a tutte le possibili domande.



  • SE VOLESSI INIZIARE UN ATTIVITA' DI COLTIVAZIONE DI PIANTE OFFICINALI E MI ASSOCIASSI ALLA FIPPO, MI POTETE SUPPORTARE

 

NO, IL SUPPORTO PERSONALIZZATO NON E' PARTE DELLE ATTIVITA' FIPPO.

La FIPPO non svolge attività in questo senso. La nostra è un associazione di imprese private che condividono informazioni, conoscenze e contatti, in un contesto "alla pari" e non siamo un ente pubblico di sviluppo agricolo. La quota associativa è simbolica, non abbiamo finanziamenti pubblici, e quindi non possiamo avere del personale strutturato per fornire assistenza personalizzata. Se volete iniziare tale attività vi consigliamo di rivolgervi agli enti territoriali competenti nello sviluppo agricolo oppure ad un consulente privato che abbia esperienza specifica nel settore. Per i primi passi vi consigliamo di seguire la formazione, i seminari, le conferenze che la FIPPO organizza o cui partecipa, in molte occasioni e in tutta Italia.

  • QUANDO UNA PIANTA SI DEFINISCE OFFICINALE?

SONO OFFICINALI TUTTE LE PIANTE VETTORI DI SOSTANZE ATTIVE, AROMATICHE, MEDICINALI E SIMILI.

Non c’è una definizione di pianta officinale al di fuori dell’elenco del Regio Decreto n° 772 del 26 maggio 1932. Le piante officinali sono una collettività di piante utili impiegate perché vettori di sostanze attive nei confronti dell’organismi umano e animale e per cui sono moltissime le piante che possono essere definite in questo modo. Secondo alcuni, le officinali sono solo quelle della farmacopea, ma l’uso comune del termine oggi include anche le aromatiche e da profumo.

 

  • OCCORRONO DEI PERMESSI O QUALIFICHE PARTICOLARI PER LA COLTIVAZIONE DELLE PIANTE OFFICINALI?

NO. NON OCCORRONO PERMESSI.

 Sebbene la normativa di riferimento, la legge 6 gennaio 1931 n° 99, sia ambigua in alcuni punti, riteniamo che non implichi nessun divieto di coltivazione. La coltivazione è pertanto libera e non richiede titoli di studio per quelle piante di cui non ci siano espressi divieti (es.: piante da droghe psicotrope). Diverso è invece manipolare e trasformare le piante officinali in prodotti. In questi casi occorre vedere se il prodotto intermedio è di fatto un alimento oppure un ingrediente industriale. Le autorizzazioni diventano più articolate se si va ai prodotti finiti: alimenti, integratori, cosmetici, farmaci.

 

 

  •  COME POSSO COMINCIARE UN'ATTIVITA' DI PRODUZIONE DI PIANTE OFFICINALI?
  • LA COSA MIGLIORE E INIZIARE CON UNA SPERIMENTAZIONE SU PICCOLE SUPERIFICI.

    Non vi è un approccio unico. La passione, il caso o il destino hanno spinto le persone a dedicarsi a questa attività e ognuno ha trovato una sua via, a volte in modo anche tortuoso. Per quel che riguarda il percorso corretto secondo la FIPPO, per avvicinarsi al settore, è necessario condurre delle prove su una scala ridotta (da 2000 fino a 5000 mq) su una decina di maggiori specie, ad es.: timo, salvia, origano, lavanda vera (non ibrida), menta, melissa etc. Di solito sono tutte specie ben adattabili alle varie situazioni dei terreni italiani. Su terreni incolti e/o abbandonati da lungo tempo è necessario rimetterli in coltura con colture in rotazione prima di mettere a dimora delle piante perenni. Un aratura di maggio e un’estate al sole consentiranno di ripulire i campi dalle infestanti perenni e rizomatose (gramigna, mentastro) che sono la maggior causa di insuccesso. Al “maggese” segue un anno di favetta (esempio), poi un cereale (grano/orzo) o un’officinale annuale (finocchio, anice, lino) e nell’autunno del terzo anno si può cominciare con le perenni.      Le piantine vanno ordinate ai vivai (li trovate sul menu prodotti dei soci) in febbraio per i trapianti primaverili o a fine giugno per i trapianti autunnali. Questi ultimi sono i più indicati per chi non ha esperienza e non dispone di sistemi efficienti di irrigazione.          Nel corso di un anno di prova potrete comprendere i problemi di queste colture, capire se è una cosa è fattibile e conveniente. Emergerà a breve che per produrre officinali bisogno di attrezzature per trasformare il prodotto perché le erbe non hanno mercato tal quali come vengono dal campo, a meno che non si metta nel settore delle aromatiche fresche. Con l’esperimento potrete anche metter via un po’ di produzione e cominciare a confrontarsi con il mercato, dove, chi non ha prodotto non riesce minimamente a farsi sentire.     Infine se approfittate di qualche fondo per lo sviluppo rurale, ma solo in una fase avanzata, potrete  finanziare la realizzazione delle necessarie infrastrutture aziendali (essiccatoio, distillatore, laboratorio, magazzino) che servono a chi opera in questo settore.  Chiaramente la cosa richiede tempo per poter maturare, e, a meno che uno non investa massivamente in azienda, acquistando attrezzature allo stato dell’arte, o in consulenze, ci vogliono 3-5 e più anni per avviare un’attività e perché diventi solida.

     


     

    • COME FACCIO A CAPIRE QUALI SPECIE SONO ADATTE AI MIEI TERRENI?

    CON LA SPERIMENTAZIONE E CON L'OSSSERVAZIONE DELLE PIANTE OFFICINALI SPONTANEE.

    Ci sono oltre 120 specie di piante officinali coltivate in Italia. Altre specie potrebbero essere introdotte in determinate situazioni di terreno e clima.  Di regola ci sono piante adatte a terreni asciutti e piante per terreni fertili e irrigui. Ci sono piante annuali, perenni erbacee e persino arbustive. Così in effetti è sempre possibile trovare delle specie idonee. E' importante che queste specie siano poi interessanti per il mercato. La prima cosa da fare è avere delle analisi del terreno con le quali confrontarsi con un tecnico esperto. In moltissimi situazioni pedologiche e climatiche non c'è sufficiente letterature per decidere in anticipo se una specie sarà redditizia in un dato suolo e una piccola sperimentazine (ove non siano presenti altri dati) è sempre necessaria.


    • LA MIA AZIENDA AGRICOLA PERDE REDDITIVITA': POSSO INTRODURRE LE OFFICINALI PER RECUPERARE E MIGLIORARE ECONOMICAMENTE?

    NON E' POSSIBILE PREVEDERE UN VANTAGGIO COMPETITIVO DELLE OFFICINALI SU SPECIE COMPLETAMENTE DIVERSE.

    Le piante officinali non si prestano a scelte di tipo speculativo o di ripiego rispetto ad un'agricoltura tradizionale che non paga i costi. Non è pensabile di introdurre in azienda, se il grano non va, un'officinale, magari andando a verificare il prezzo della stessa in negozio o in erboristeria. Le piante officinali rappresentano sempre una scelta strategica e a lungo termine per l'azienda, la quale le può introdurre in tutta o parte dell'azienda agricola. Introdurre le officinali però vuol dire attrezzarsi per coltivazione, raccolta e post-raccolta, e, infine, per lo stoccaggio. Questo richiede tempo, denaro e dedizione e non è possibile compiere il passaggio in modo repentino e a costo zero. Coltivare le officinali è una scelta complessa che sfugge da una dinamica aziendale basata su sensazioni o previsioni di breve periodo.  

    • QUALI SONO LE PIANTE OFFICINALI CHE HANNO UN MERCATO?

    MOLTISSIME PIANTE HANNO MERCATO, SEBBENE IL MERCATO E' MOLTO ALTERNO NEL CORSO DEL TEMPO.

    Non si può parlare di piante officinali che hanno un mercato e altre che non ne hanno. In Europa si commerciano 450 specie diverse con 4-6 articoli ciascuna (erba essiccata, tagli tisana, polveri, oli essenziali, estratti) e quindi ci sono molte possibilità e particolarità, con articoli e prodotti che vanno ed altri che non vanno. Il mercato è molto variabile da un anno all’altro ed è necessario conoscerlo a fondo per azzardare previsioni e pubblicarle qui. Quello che ha mercato adesso può non averlo domani. Di solito il consiglio è di investire nella filiera produttiva specifica: ad esempio erbe essiccate per infusi o usi industriali, oppure oli essenziali, oppure estratti da pianta fresca, etc. La filiera significa un complesso di attrezzature e conoscenze che consentono di trattare le piante come una complessità di specie e prodotti che possono cambiare in base alle richieste del mercato. 

    • QUAL’E' LA DIMENSIONE AZIENDALE (TERRENO, STRUTTRE, ETC.) MINIMA PER INIZIARE L’ATTIVITA’

    PER PIANTE OFFICINALI DESTINATE AL MERCATO ALL'INGROSSO, E' CONSIGLIABILE UNA SUPERFICIE OLTRE I 10 HA DI OFFICINALI (+ ROTAZIONE DI 3-5 HA) TOTALE 15 HA SEMINATIVI. PER LA PRODUZIONE DI PRODOTTO FINITO DA COMMERCIARE DIRETTAMENTE BASTA 1-2 HA.

    E’ sbagliato parlare di dimensione minima in una fase iniziale a meno che uno non abbia in mente un piano molto definito sin dall’inizio. Occorre partire dal territorio, dalla propria struttura aziendale, dalle risorse (capitali, conoscenze, lavoro) e quindi fissare un obiettivo di reddito. In generale se pensiamo a produrre qualcosa di finito destinato al consumatore basta poca terra ma dovremo pensare molto alla fase commerciale (sviluppo dei prodotti, packaging, punti vendita). Se invece vogliamo produrre materie prime la terra sarà sicuramente un fattore importante. Ma ancor di più lo è l’infrastruttura ovvero il centro aziendale dove avviene la trasformazione delle erbe e lo stoccaggio.

     

    • COME SI ACCEDE AL MERCATO DELLE PIANTE OFFICINALI?

    E' NECESSARIO AVERE DEL PRODOTTO ANCHE IN QUANTITA' MINIME E DELL'ESPERIENZA ALLE SPALLE. 

    Per accedere al mercato è necessario avere prodotto ed esperienza. Prodotto, esperienza ed intraprendenza, anche. In generale si può dire che sul mercato italiano, e anche sull’internazionale, c’è una carenza crescente di materie prime a causa delle diminuzione della raccolta spontanea che storicamente costituisce quasi il 75% delle forniture. Il contatto avviene sempre tramite un folder di presentazione dell’azienda, un campione di prodotto (conforme alle specifiche del mercato). Una volta stabilito il contatto e vendute le prime partite si è all’interno, e per espandere la produzione è opportuno seguire le richieste dei propri clienti.

     

    • HO MOLTA TERRA DISPONIBILE POSSO COLTIVARE LE PIANTE OFFICINALI PER QUALCHE GRANDE AZIENDA?

    LE GRANDI AZIENDE NON SONO IN CERCA DI TERRE MA DI PERSONE CON ESPERIENZA E CAPACITA'

    Per quanto possa sembrare strano la terra è un fattore necessario ma non sufficiente per produrre piante officinali. Conta molto di più la volontà ad investire in un settore complesso avendo delle prospettive di lungo termine. Le aziende di trasformazione di solito non accettano un approccio di questo tipo perché appunto la disponibilità di terra non è qualificante per un produttore di officinali, conta molto di più l’esperienza, il bagaglio di conoscenze, le dotazioni infrastrutturali aziendali.

     

    • QUAL’E’ LA DOTAZIONE MINIMA PER LA COLTIVAZIONE DI PIANTE OFFICINALI

    Al di là del terreno e di una dotazione motomeccanica standard (un trattore, attrezzatura generica per la lavorazione dei terreni, botte per irrorazioni, etc.) è necessario avere :

    1)      Macchinari per il trapianto o la semina di precisione

    2)      Macchinari per la gestione dell’interfila (sarchiatrici, zappatrici, etc.)

    3)      Macchina per la raccolta (necessaria per superfici superiori ad 1 Ha)

    4)      Essiccatoio oppure distillatore

    5)      Linea per la lavorazione dell’essiccato

    6)      Magazzini di stoccaggio (con contenitori, bilance, pallets, etc.)

     

    Alcune colture necessitano anche di macchinari speciali come la camomilla per capolini (sia per la raccolta che per la selezione), e le radici che necessitano anche di scava-radici e lavatrici.

     

    • COME POSSO SAPERE DI PIU’ SULLE PIANTE OFFICINALI?

    LA COSA MIGLIORE SONO I CORSI DI FORMAZIONE, SEMINARI E CONVEGNI. MOLTO IMPORTANTE LO STUDIO SU TESTI DEDICATI.

    C’è una letteratura discreta ma nulla aiuta di più dell’esperienza e il contatto con i coltivatori. La FIPPO organizza dei corsi e seminari su base regionale, con il supporto di agenzie di formazione o organizzazioni professionali, per diffondere le conoscenze pratiche sul settore.

    • LA FIPPO FA CONSULENZA A COLORO CHE INIZIANO UN'ATTIVITA' DI COLTIVAZIONE?

     

    COME GIA' DETTO NON SIAMO ORGANIZZATI PER SVOLGERE QUESTA ATTIVITA'

    La FIPPO non ha risorse per svolgere consulenza personalizzata in tutta Italia, cosa che richiederebbe personale e mezzi. Se siete soci possiamo darvi indicazioni sintetiche su problemi semplici, ad es.: trovare le piantine o le sementi, oppure dove trovare un macchinario, ma non è possibile elaborare piani complessi, oppure fare una fattibilità tecnica, etc. Quello che possiamo fare è di invitarvi a seguire i nostri seminari e i nostri corsi di formazione che trovate annunciati sulle NEWS, oppure inviarvi da qualche socio a voi vicino, con il suo consenso, per darvi alcune informazioni pratiche, oppure invitarvi a contattare uno dei consulenti che fanno parte dell'associazione.

    • SE PIANTO DELLE OFFICINALI LA FIPPO ME LE RITIRA O PUO' GARANTIRMI CHE QUALCUNO LE ACQUISTA?

    NO LA FIPPO NON E' UN'ORGANIZZAZIONE COMMERCIALE.

    La FIPPO non è un'organizzazione di produttori, ovvero un'impresa collettiva che pianifica, ritira e commercia le erbe, ma è un'associazioni con fini culturali, sindacali e divulgativi. Pur non occupandosi, per ragioni legali, di programmazione e ritiro, da indicazioni su cosa e quanto produrre e aiuta il coltivatore a trovare i clienti, ma in modo assolutamente non vincolante per l'associazione. Prima di produrre qualcosa assicuratevi che ciò abbia mercato o che qualcuno vi abbia firmato un contratto. La FIPPO non compra nulla nè vende nulla.

     

    • HO DEI TERRENI ABBANDONATI; POSSO RICONVERTIRLI IN COLTURE OFFICINALI?

    SI MA SERVE DEL TEMPO E DEGLI INVESTIMENTI. E' SCONSIGLIATO PASSARE DALL'INCOLTO ALLE OFFICINALI.

    Si dice che le piante officinali sono adatte ai terreni marginali e spesso in questi terreni è possibile trovare abbondanza di officinali spontanee. I terreni incolti in realtà sono spesso una trappola per l’esordiente, a causa dell’elevato tasso di infestanti con le quali le officinali sono poco competitive e per cui si registrano i più alti tassi di insuccesso. Un terreno incolto va rimesso in coltura con annuali competitive, come i cereali o leguminose, e ripulito per uno o due cicli colturali. Poi è possibile valutare una coltivazione di officinali. Appezzamenti troppo piccoli, zone non meccanizzabili e simili potrebbero essere destinati più che a colture officinali avvicendate all’agroforestazione, ovvero piante perenni (arboree e arbustive) con usi officinali.

     

    • E’ VERO CHE TUTTE LE PIANTE OFFICINALI SONO BIOLOGICHE

    Non è vero. Il 60% delle coltivazioni italiane (Censimento ISAFA, 1999) lo sono, ma in gran parte le officinali sono o da raccolta spontanea, ma non certificate bio, oppure provengono da coltivazioni convenzionali.

     

    • E’ POSSIBILE FARE RACCOLTA SPONTANEA IN ITALIA

    E’ possibile ma è necessario avere le autorizzazioni. La raccolta spontanea è regolata, oltre che dalla legge 99 del 1931, anche da leggi nazionale ed europee sulla tutela dell’ambiente e della flora spontanea. In genere è necessario fare richiesta all’autorità competente in materia di ambiente a livello locale, anche per tramite del comune (art. 2 legge 99/31).

     

    • LE PIANTE OFFICINALI RICEVONO CONTRIBUTI PARTICOLARI O BENEFICIANO DI UN REGIME DI AIUTI?

    NO AL MOMENTO. E' COMUNQUE ERRATO INSEGUIRE UNA COLTURA SOLO PERCHE' CI SONO CONTRIBUTI.

    Le piante officinali purtroppo sono da sempre al di fuori di regimi di aiuto alla produzione come i cereali, l'olivo e altre grandi colture. Tuttavia possono beneficiare di aiuti in ambito di Programmi di Sviluppo Regionale (PSR) per la diversificazione dell'attività agricola o per la realizzazione di progetti di trasformazione aziendale di prodotti agricoli. Informazioni dettagliate sono reperibili presso gli uffici regionali Agricoltura o presso le organizzazione professionali agricole. In alcune regioni le colture biologiche di piante officinali hanno un aiuto ad ettaro vantaggioso. Anche in questo caso l'azienda deve aderire ad un programma pluriennale di agricoltura biologica.

    • STO REALIZZANDO DELLE SERRE FOTOVOLTAICHE E VORREI COLTIVARCI SOTTO DELLE PIANTE DA REDDITO: QUALI SONO LE OFFICINALI CHE POSSONO ANDARE BENE?

    NO NON SONO IDONEE ALLA COLTIVAZIONE DELLE OFFICINALI ED E' IN DUBBIO CHE LO SIANO PER QUALSIASI ALTRA COLTURA

    La "serra fotovoltaica" rimane un controsenso agronomico: o è una serra o è un'impianto fotovoltaico; le due cose si escludono a vicenda. Sulle serre a copertura parziale, se la luce intercettata dai pannelli supera  il 20%, non ci sono piante officinali idonee ad essere coltivate sotto serra e tampoco sotto queste strutture. Le serre fotovoltaiche nascono da esigenze di intercettare agevolazioni previste per il fotovoltaico integrato ed è difficile trovare un impiego razionale a posteriori, che non sia gli ortaggi o le erbe ed insalate da taglio. Le officinali da prodotto secco e oli essenziali sono colture da pieno campo e pieno sole e troppo poco redditizie per l'ambiente chiuso che rende difficile una meccanizzazione a pieno campo per l'impianto, cura e raccolta delle erbe. Potrebbero trovarsi alcune specie più lucifughe e ad alto valore aggiunto (es.: pungitopo) ma nulla che possa essere nell'immediato e senza sperimentazione messo in produzione su grandi estensioni.

    • MI HANNO PROPOSTO DI COLTIVARE DELLA LAVANDA CON L’IMPEGNO AD ACQUISTARE LA PRODUZIONE, A PATTO CHE IO ACQUISTI DA LORO LE PIANTINE. PUO’ ESSERE UN AFFARE CONVENIENTE?

    COME INNTUTTE LE COLTIVAZIONI A CONTRATTO E' BENE FARE I CONTI.

    E’ necessario vedere i conti con dettaglio. Quanto costa l’investimento della coltivazione? Quanto viene pagato il prodotto? Quanto costa e come si fa a produrlo? Le piantine di lavanda costano 0,06 - 0,08 cent/pz se da seme e 0,15 - 0,30 se da talea o come cloni selezionati. Ci sono poi i costi del trapianto in campo, della difesa dalle malerbe. Chi vi propone il business deve darvi una scheda colturale dettagliata con le rese di prodotto, le ore lavoro e le attrezzature necessarie.  Oppure, il proponente deve disporre di attrezzature per la raccolta che è molto faticosa e costosa, ma anche di impianti per l’estrazione dell’olio essenziale o l’essiccazione e quindi la sgranatura del fiore. L’olio essenziale, a seconda che sia di lavanda vera o ibrida, vale, sfuso in grossi contenitori,  rispettivamente 150-180 euro/kg per la vera e 30-80 euro/kg per la ibrida. Il fiore di lavanda ibrida si presta a pochi impieghi a causa dell’odore eccessivamente canforato, mentre la lavanda vera si vende per tisaneria e pout pourri a prezzi intorno ai 6 - 8 euro kg. Le produzioni oscillano a seconda della specie (ibrida o vera) e della densità di impianto. Sulla base di questi elementi potrete costruirvi un business plan elementare e decidere. A nostro parere solo per la lavanda vera e a patto di una certa meccanizzazione (almeno la raccolta) si può avere qualche margine a prezzi di mercato. Per l’ibrido non c’è convenienza al momento e quindi se ve lo propongono ci deve essere una adeguata remunerazione (oltre il prezzo di mercato) e un impegno all’acquisto per più anni.

     

    • HO DEL TERRENO E VORREI COLTIVARE DELLE PIANTE OFFICINALI COME POSSO FARE? 

    E' IMPORTANTE COME PRIMA COSA AVERE DELLE IDEE PIU' PRECISE.

    Domanda fra le più frequenti ma troppo generica per dare una risposta adeguata in poco spazio. Per avviare un'attività non bastano i mezzi e la volontà (che sono comunque indispensabili) sono molto importanti anche le idee. Occorre pertanto partire da un idea, suggerita dall'esperienza o dall'intuizione. Senza idee il progetto non si realizza e le piante officinali di per se non sono un idea ma un complesso di possibilità dal quale trarre delle idee. Cercate pertanto di analizzare sul mercato quali sono gli utilizzi delle erbe, in quali prodotti, in quali punti vendita, come i prodotti sono presentati, etc. Cercate di comprendere quali sono i punti di forza delle piante officinali e quali i punti di debolezza. Elaborate le possibilità concrete che avete in base alle vostre risorse. Alla fine dovete capire in quale direzione volete andare e come volete essere innovativi e/o competitivi su quel settore che avete scelto. A questo punto, per sapere come fare documentatevi come potete o, meglio,  rivolgetevi ad esperti e consulenti, che non devono consigliarvi su cosa fare ma su come farlo. Mezzi, volontà, studio ma soprattutto le idee sono gli elementi necessari per essere imprenditore delle erbe.